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martedì 8 febbraio 2011

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME..

La ricerca della bellezza non è certo una novità del nostro secolo. L'ideale estetico è qualcosa di intrinseco nell'uomo, che con mezzi diversi ha sempre cercato di catturare e cristallizzare in eterno. Ritratti, sculture, pagine scritte e poi fotografie e pellicole: modi differenti accomunati dal desiderio di rendere immortale quella bellezza che ha colpito la nostra immaginazione, la perfezione delle forme, la luce di uno sguardo, il fascino misterioso.
Ogni epoca ha avuto il suo modello di bellezza, i suoi falsi miti da seguire, ma quello che appare sconcertante è come oggi questo sia diventato il valore assoluto, il mezzo principale per conquistare status e privilegi.
Dalle forme morbide ed aggraziate, con pelle diafana ed abiti eleganti siamo giunti a modelli volgari ed estremamente appariscenti, in cui la magrezza è portata al limite ed anche oltre, in una società decadente dove soldi, successo e perfezione estetica sono i valori assoluti. Una società che sembra mortificare sempre più la donna, il cui corpo spesso diventa solo oggetto da svendere, dove la vecchiaia è un tabù sempre più pesante. La bellezza perde così il suo significato, diviene mezzo privilegiato per raggiungere uno scopo, merce di scambio con cui è possibile ottenere tutto.
Non stupisce quindi che la corsa alla perfezione e alla gioventù "eterna" si faccia semrpe più estrema. Palestra, cosmetici, creme, interventi chirurgici, diete miracolose.. Ogni sacrificio è fatto per raggiungere quell'ideale estetico che ci viene imposto ogni giorno, 24 ore su 24, in ogni immagine televisiva, sulle copertine patinate delle riviste. Quelle modelle al limite dell'anoressia, manichini sofferenti che ammiccano in pose per niente sexy, modelli negativi delle ragazze di oggi. Mi viene la pelle d'oca quando sento le ragazzine dire che donne bellissime come Jennifer Lopez, Liv Tyler, Kate Winslet e tante altre sono grasse!!!
Basta! Ribelliamoci, riprendiamoci il nostro corpo stupendamente imperfetto, con le piccole rughe, i chili di troppo sulle cosce, le occhiaie da lavoro-studio-famiglia-amci-no stop! Prendiamoci cura di noi stessi solo per il piacere di farlo, una sorta di rituale relax in cui dedichiamo del tempo solo per noi, e non più costrette ad inseguire affannosamente un modello irraggiungibile.
Penso a Michelle Obama, eletta nel 2010 donna più potente del mondo, che ha rivoluzionato lo stile di vita alla Casa Bianca: dieta sana, sport, costanza e determinazione e una bella dose di autostima che le permette di fregarsene allegramente di non rietnrare nella categoria fisicoperfetto. Questo si, un modello da seguire!

Cinderella

venerdì 3 dicembre 2010

Sognando un'università migliore

E' un inverno caldo sul fronte universitario.. La contestatissima riforma Gelmini ormai è diventata realtà e sicuramente le proteste non accenneranno a diminuire, anzi.
Ogni Ministro dell'Istruzione ciclicamente propone una riforma che vorrebbe salvare la scuola italiana, e ogni volta puntualmente scattano le dovute proteste. Eppure non ricordavo una mobilitazione pari a quella che ha scatenato Maria Stella Gelmini: cortei, striscioni, occupazioni, fino alla novità della conquista di tetti vari da cui gli studenti manifestano tutto il loro scontento.
I punti più scottanti della riforma riguardano il pesante taglio ai fondi destinati alle borse di studio ed alla ricerca e l'incremento del precariato per i ricercatori, ma il problema vero ed urgente è dato dallo stato generale dell'università italiana. Programmi accademici polverosi, baroni e privilegi intoccabili, sostegno economico e riconoscimento del merito inesistenti, mancanza di competitività degli istituti.. Potrei continuare per ore fidatevi, ma mi limito ai problemi più urgenti ed evidenti. Il dato allarmante è che non solo noi studenti ci siamo accorti da tempo dello stato delle cose, ma da alcuni tempi sembra che anche tra gli accademici qualcosa si stia muovendo: penso a Roberto Perotti e Pier Luigi Celli per esempio.
Il primo, laureato al Mit di Boston in Economia, ha insegnato per dieci anni alla Columbia University ottenendo una cattedra a vita, per poi decidere di tornare in Italia ed insegnare alla Bocconi. Proprio in quelle aule (per altro una delle poche Università italiane di un certo prestigio) ha capito il disagio dell'istituzione accademica e lo ha denunciato in libro in cui denuncia carriere bloccate, mancanza di meritocrazia, fuga dei cervelli. Un "duro atto di accusa contro l'università italiana", vista ed analizzata dall'interno, sicuramente amaro ma che lascia spazio a proposte e spunti per riforme concrete. Forse i vari ministri dovrebbero partire da qui: entrare davvero in quelle aule, conoscere le persone che occupano quei banchi e che credono ancora nel valore dell'istruzione, proporre soluzioni utili e concrete, che non vengano distrutte chi prenderà la loro poltrona di comando.
Amche Celli conosce bene il contesto accademico, nello specifico la Luiss di Roma, ed è entrato nell'occhio del ciclone con una lettera aperta indirizzata al figlio nella quale consiglia il figlio di lasciare il Bel Paese, dove difficilmente avrà la possibilità di dimostrare il proprio valore. Ovviamente le polemiche si sono scatenate, ma in fondo cosa ha detto di tanto assurdo Celli?! Forse in questo nostro Paese è possibile avere tutti le stesse possibilità, indipendentemente dal luogo da cui proveniamo o dal numero di zeri nel nostro conto in banca? Ed è una cosa giusta studiare faticosamente, spesso senza percepire alcun aiuto economico dallo Stato, prendere una laurea, poi una specializzazione, magari un master e un dottorato per finire con l' accettare un lavoro qualunque, purchè ci dia un minimo di indipendenza economica anche se non si avvicina neanche al campo di studi per cui tanto abbiamo faticato?
Proprio il nostro Paese, che ha dato i natali ad uomini e donne che si sono distinti per il loro acume e la loro cultura, con le nostre università antichissime un tempo tanto prestigiose ed ora così arcaiche e polverose. La mancanza di competitività degli istituti e il desiderio di veder riconosciuto il proprio valore, ci spingono sempre più a cercare altrove il nostro posto, ma soprattutto ci spingono a salire su quei tetti e gridare a chi ci guarda da laggiù tutta la nostra rabbia e il nostro orgoglio.

lunedì 15 novembre 2010

La scuola da salvare

Tra qualche giorno, il 17 novembre per essere precisi, si celebrerà la Giornata Nazionale del Diritto allo Studio. Secondo l'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana: " E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,economica e sociale del paese."
Nonostante la Repubblica Italiana garantisca a tutti il diritto dell'accesso all'istruzione in Italia ancora oggi e soprattutto rispetto ad altri paesi Europei, la scuola attraversa un periodo di profonda crisi,tanto da aver compromesso nella maggioranza dei casi la competitività dei nostri istituti (e di conseguenza dei nostri studenti) a livello europeo.
La causa principale è proprio nella discriminante economica. E la situazione purtroppo non migliora,anzi. Sono sicura che la maggiorparte di voi,qualsiasi sia il vostro pensiero politico, si renda conto del fatto che i provvedimenti scolastici voluti dal Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini vadano a danneggiare ulteriormente la scuola pubblica italiana e a favorire la scuola privata violando così il Diritto allo Studio.Gli studenti non possono e non devono pagare la crisi nazionale: troppi tagli alla ricerca, al personale e ai docenti rendono questa una riforma economica più che dell'istruzione. In questa situazione drammatica però è confortante vedere tanti giovani attivi ed impegnati, che uniti lottano e cercano di farsi sentire per potersi riappropriare del loro futuro e dei loro diritti!
Anche il 17 novembre gli studenti scenderanno in piazza rischiando di essere chiamati "asini" da alcuni giornali che forse non capiscono che i giovani protestano proprio per non essere tali!

Prudence

venerdì 12 novembre 2010

Gioie e dolori di un'aspirante giornalista

Se mai un giorno dovessi diventare una giornalista/scrittrice famosa mi piacerebbe poter dire nella biografia che ovviamente scriverei, che ricordo perfettamente il giorno in cui ho realizzato che la mia aspirazione, il mio destino era quello di intraprendere la carriera giornalistica.
Folgorata dalle parole di un grande maestro, qualcuno come Montanelli o Biagi per intenderci, in quel momento preciso ho capito che avrei impiegato tutte le mie energie, speso ogni momento "libero" per documentarmi e studiare il mestiere, cercato collaborazioni mal pagate e spesso insoddisfacenti, per conquistare un giorno l'agognato tesserino.
Questo in una biografia ipotetica, ma soprattutto un po' riveduta.. In realtà non ho un ricordo preciso o interessante ad onor di cronaca della mia presa di coscenza su ciò che avrei voluto fare da grande, anche perchè scavando nei ricordi appare come un qualcosa che è sempre stato parte dei miei sogni, da quei giorni beati in cui scoprivo il piacere sublime della parola scritta, l'odore dei libri, le pagine immortali degli scrittori che ho amato. Crescendo è stato naturale avvicinarsi alle pagine dei quotidiani, in quelle storie spesso orribili di uomini e donne reali, così diverse dai personaggi dei miei adorati libri, ma ognuno con una storia unica e importante. E conoscere fatti di luoghi geograficamente lontani, personaggi importanti che guidano il mondo o che lottano per cambiarlo..
E' maturato quindi più o meno consapevolmente, il desiderio di poter far parte un giorno di questo ambiente culturalmente stimolante e dare voce ogni volta ad una storia diversa, incontrare persone, interpretare i fatti del mondo, e viaggiare ah, quanto tempo passo immaginadomi dall'altra parte del mondo a raccontare un'altra realtà!
Dopo varie vicissitudini quindi, due anni fa mi sono iscritta alla facoltà di Lettere moderne, così da poter coniugare le mie passioni il mondo del giornalismo e quello della letteratura, e costruirmi in questo modo una solida base da cui proseguire poi nel lungo percorso di studi che dovrebbe portarmi un giorno a lavorare in qualche rivista o casa editrice. Consapevole che il tempo della gavetta in questo ambiente è decisamente lungo e snervante ho deciso di iniziare fin da ora a collaborare con alcune riviste locali, così da farmi le ossa e apprendere quanto più possibile sul campo..
E così da alcuni mesi mi faccio largo nella giungla del precariato più totale, sempre pronta a correre ad intervistare il sindaco di uno sperduto paesino, a partecipare ad expo' e fiere varie, a scrivere delle ultime iniziative locali o del malcontento per i tagli ai comuni e per la crisi generale.
La maggior parte delle volte ti sembra di non essere mai uscita dai confini dei giornali scolastici, e la realtà di cui ti trovi ad occuparti è quanto mai stretta e un po' monotona.. Non esistono orari ovviamente, non conto nemmeno più i pezzi scritti a mezzanotte bevendo litri di caffè, il telefono sempre acceso per non perdere un lavoro, cercando di incastrare gli impegni con l'Università e le riunioni al giornale. Tutto ovviamente non certo per una busta paga sicura o quantomeno decente, ma semplicemente per farsi strada ed imparare.
Capita però che altre volte incontri il suddetto sindaco del piccolo borgo e scopri una persona dalla vivacissima cultura, disposto a parlarti per un'ora dell'impegno nella politica locale, della salvaguardia del territorio inteso come patrimonio comune, dell'attenzione alle nuove tecnologie; e il discorso si amplia, esce dal contesto comunale e si apre alle difficoltà della situazione politica attuale, al ruolo dei giovani nella società e via discorrendo.. Sono momenti come questo che mi stimolano a perseverare su questa strada ardua ed in salita, sperando di incontrare ancora persone così disponibili e interessanti, che mi lascino qualcosa.
Capita il più delle volte in effetti di sentirsi smarriti e allo sbando, per mancanza di una guida a cui fare riferimento, ma nelle piccole realtà dei giornali locali le difficoltà per rimanere a galla sono troppe e il tempo a disposizione per istruire i nuovi arrivati e sempre meno, così per imparare si rubano suggerimenti, si fanno errori, si scrive e si riscrive, ma alla fine quando il giornale va in stampa e vedi il tuo nome correlare quelle 10,100 righe ti senti soddisfatto e un po' orgoglioso, perchè hai fatto un passo in più in direzione del tuo sogno.

Cinderella

giovedì 11 novembre 2010

Conversazione con Gherardo Colombo

Un paio di giorni fa in un posto desolato dove il massimo della mondanità è rappresentata dal bar in piazza, si è svolto uno di quegli eventi che per un piccolo borgo è qualcosa di epocale.. Grazie all'organizzazione della sede regionale dell'ANPI infatti è stato possibile assistere ad un incontro con Gherardo Colombo, dal titolo "sulle regole". Dopo 30anni passati nella magistratura, con alle spalle inchieste di peso quali Manipulite, la P2 e molte altre, nel 2007 Colombo ha deciso di ritirarsi dall'attività che ha svolto per buona parte della vita, dedicandosi a tempo pieno alla scrittura e soprattutto alla divulgazione. Nelle scuole principalmente, ma anche nei circoli e nelle associazioni, l'ex magistrato incontra ragazzi ed adulti per parlare di legalità, regole e società.
Ecco quindi che anch'io mi sono trovata ad assistere ad uno di questi incontri, dopo aver letto con piacere il suo ultimo libro "Sulle regole" appunto. Premesso che ero piuttosto incuriosita e ben disposta, condividendo la maggior parte di quanto letto nel suo breve testo, sono stata tuttavia piacevolmente sorpresa dalla capacità oratoria, dal discorso attivo e stimolante mai banale o stereotipato, ma soprattutto dal senso di ottimismo, impegno e fiducia che scaturivano da ogni frase. Dopo una breve analisi del termine "regole" con tutte le sue sfacettature di interpretazione e giudizio, Colombo è passato ad analizzare la società distinguendo tra società verticale dalla rigida gerarchia, dove l'uomo è solo uno strumento e il potere è spesso concentrato nelle mani di uno solo, e società orizzontale in cui idealmente ogni cittadino ha uguali diritti e doveri, dove i tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) vengono equamente divisi e le regole rispettate.
Se è vero che una completa società orizzontale non è mai stata attuata, è tuttavia stata messa in pratica la società verticale, in epoche storiche diverse ma sostanzialmente con gli stessi risultati, dalla dittatura fascista, al comunismo in Russia, al nazionalsocialismo in Germania e molti altri casi. Ma quello che Colombo afferma con tanta decisione è la possibilità per l'uomo di attuare il cambiamento, di lottare per capovolgere una realtà ingiusta e discriminante, con la fiducia che in fondo la storia altro non è che una continua evoluzione. Chi mai nel Medioevo avrebbe creduto possibile infatti che 2 secoli dopo l'opera di un intellettuale avrebbe condotto la società a riflettere sul tema della tortura e decretarne quindi l'abominia? E' stato grazie a Cesare Beccaria e alla sua opera "Dei delitti e delle pene" se il problema è stato discusso, tanto che da quel momento la pratica della tortura è stata dichiarata illegale. O ancora quanti nell'America della segregazione razziale avrebbero pensato di vedere un giorno un uomo di colore alla Casa Bianca? Ci sono voluti decenni fatti di proteste, lotte pacifiche, marcie e discorsi illuminati, ma alla fine i tempi sono diventati maturi al punto da superare le differenze di colore e giudicare quell'uomo solo sulla base delle sue parole politiche e del suo carisma.
Gli esempi potrebbero continuare ancora, le conquiste femminili, la fine dell'apartheid in Sudafrica, la caduta del muro di Berlino.. Ma quello che è importante osservare qui è proprio la volontà dell'uomo, la tenacia, il coraggio.
Colombo quindi si concentra proprio su questo, l'impegno che ognuno di noi in quanto cittadino di un Paese libero deve mettere per raggiungere lo scopo, lottare contro l'ipocrisia e l'illegalità, contro la generale omertà ed indifferenza. Un discorso che ovviamente si scontra con il cinismo e il crollo delle illusioni che spesso caratterizzano gli adulti, il cui bagaglio di esperienze li ha forse più volte portati a scontrarsi con i mali della società, ma è un messaggio che forse puo' essere ben recepito dai giovani, naturalmente portati alla fiducia e all'ottimismo, che ancora credono nelle loro capacità e sono disposti ad impegnarsi per attuare il cambiamento.

Cinderella